di Benedetta Magistrali
Qualcuno sta già storcendo il naso, qualcuno è rimasto
fermo con uno sguardo dubbioso. Che c'entra ora Dante
con il web? Quasi certamente, nulla. Ma sarebbe davvero
fantastico immaginare che farebbe oggi il Sommo Poeta,
accorgendosi, con immancabile stupore, che la poesia,
quella fatta di inchiostro e penna, ha perso il suo pubblico
e la sua carta, disperdendo in vetrine digitali i versi
in rima. In tanta vastità, lo immagino subito organizzare
i blog in gironi e dividere il mondo immateriale ed
etereo della rete in nove cieli: la necessità di individuare
mappe utili per classificare e distinguere ciò che ci si
offre, è un bisogno senza tempo. Internet ha trasportato
infatti gran parte della materia poetica all'interno di
siti e blog, salvandola da un mercato che stava già cantando
il suo requiem aeternam. Si è venuta così a creare
una nuova e vasta comunità, fatta di persone che amano,
scrivono e seguono la poesia. Sia chiaro, nelle librerie
è ancora possibile comprare libri in versi, Dante lo sa
bene; ma quello che è sempre più difficile scovare, sono
gli autori contemporanei e sconosciuti ai più. L'editoria
ha smesso di investire nella categoria tanto da voler farci
credere in un'estinzione prematura dei poeti. Ma questi
poeti estinti, snobbati dal mercato tradizionale, offrono
ora i loro versi ad un pubblico potenzialmente molto numeroso.
Il cyberspazio poi, oltre a provvedere alla sopravvivenza,
garantisce loro la gratuità della pubblicazione.
Manna, per i tempi che corrono. Al di là della breve
incursione internettiana di Dante, ci è sembrato interessante
chiedere a creativi e poeti che scrivono nei blog,
cosa pensassero di questo nuovo modo di comunicare la
poesia. Tanto più che il 21 marzo è stata la giornata mondiale
della poesia.
Nicla Morletti, direttore responsabile
di Manuale di Mari - Poesia e letteratura nei mari
del web www.manualedimari.it
Internet è proprio la parola e la rete è il mezzo più efficace
e più potente per la diffusione della poesia e della letteratura.
In questi ultimi anni, grazie al web, abbiamo
una comunicazione sempre più immediata ed interattiva.
come succede nel mondo dei blog. E' straordinario, ad
esempio, quello che sta succedendo nel mondo
dei blog. In www.niclamorletti.net, ad esempio, moltissimi
lettori e blogger vengono a commentare le
mie opere e dialogano con me partecipando alla
presentazione on line del mio ultimo romanzo
"Nelle mani del vento", edito da Laterza. Significativo
anche il successo del Blog degli Autori -
www.blogdegliautori.it, una comunità in continua
crescita di poeti e scrittori, premiata quest'anno al
Premio letterario Internazionale il Molinello
(www.ilmolinello.it) per la diffusione della letteratura
nel web. Da segnalare poi il famosissimo Concorso
di Emozioni, ideato dal Blog Manuale di Mari,
che comincia proprio nella giornata mondiale della poesia
e si svolge interamente sul web, nel corso della stagione
letteraria del Portale www.manualedimari.it.
Marina Pizzi, scrive per tre blog di poesia:
www.marinapizzisconfortidico.splinder.com
www.marinapizzibrindisiecipr.splinder.com
www.marinapizzisorpresedelpa.splinder.com
Scrivere poesia con il mezzo internet è frustante quanto
esaltante. si sta lisi in un mare magnum che non rispetta
niente e nessuno se non le regole criptiche dell'informatica.
il bel buon libro di poesia è, a tutt'oggi, davvero insostituibile.
scrivo per tre blog personali di sola poesia e
partecipo ad altri collettivi o singoli. ma la sensazione di
strazio dell'effimero non si attenua. in Italia l'editoria di
poesia è pressoché inesistente e, per di più, in fortezze
inespugnabili. i grandi editori non rispondono, i piccoli
(seri) sono quasi sempre in un mare di guai economici e
di visibilità. internet diventa così un succedaneo potentissimo
e impotente insieme. una libellula-macigno
Robert, direttore responsabile blog Manuale di Mari
Più che stimolare il pensiero, la tecnologia offre al nobile
bisogno-piacere della scrittura un ambiente formidabile
per esprimersi. Come un immenso libro bianco pronto ad
accogliere le parole di moltissimi poeti e scrittori e visibile
in poco tempo da milioni di visitatori. Ho creato alcuni
anni fa il mio Blog (http://www.manualedimari.it/blog ) e
mi sono chiesto spesso quanti lettori avrei potuto avere
pubblicando le mie poesie e i miei racconti in un libro di
carta. La risposta è: molti lettori di meno di quelli che ho
avuto nel corso di questi anni attraverso il mio Blog. Dal
2000 ad oggi ho ricevuto più di mezzo milione
di visitatori e ho superato di gran lunga
il milione di pagine visitate. Certo non sono
tutti lettori, ma moltissimi naviganti
sono diventati lettori assidui e se dovessi
decidere di pubblicare un libro ora sicuramente
riuscirei a vendere molte copie in
più. Il web è un grande propulsore per la letteratura,
una immensa arena in cui l'opera di tanti autori può esprimersi e maturare
per approdare poi anche alla carta stampata, attraverso
l'editoria tradizionale.
Alessandro Canzian, redattore della rivista culturale
di cultura generale whipart.it e recensore
per la rivista letteraria progettobabele.it
Pur cercando di rimanere sintetici credo che una qualunque
risposta non possa prescindere dalla domanda: Cos’è
la poesia? Ai nostri fini possiamo dire che la poesia è un
mezzo comunicativo. Che non è solo un mezzo espressivo
ma un vero e proprio ponte tra gli uomini, tra le loro
intelligenze e i loro sentimenti. In questa direzione
internet ha ampliato pregi e difetti di questa comunicazione
aumentando appunto la comunicatività. Mentre
nell’avanti internet pubblicare delle poesie era costoso e
difficile, nell’era internet tutti possono scrivere, pubblicare,
farsi leggere, in un lasso di tempo infinitesimale. Ed è
quello che è sostanzialmente successo (si guardi ad esempio
www.nntp.it/arti-poesia/ ) . Aumentando esponenzialmente
il volume di scritti poetici ed altrettanto
esponenzialmente, purtroppo, scadendo in qualità. Perché
la poesia, per chiunque sappia cos’è un verso, è necessariamente
labor limae, lavoro di giorni e talvolta di
anni (ricordiamo fra tutti il Petrarca col suo Canzoniere).
Internet invece è lavoro di pochi secondi, in un mare di
altri pochi secondi. Una terra di poeti e navigatori che
esprimono ma non dicono.
A lato di questo va detto che a un livello un po’ più alto,
meno mediocre, internet rappresenta un ottimo mezzo di
confronto fra veri poeti che così hanno modo, sostanzialmente
via e-mail e nei blog dedicati, di migliorarsi, di
intrecciare relazioni (non dimentichiamo che le relazioni
umane sono il sine qua non della poesia), di scrivere avendo
una discreta conoscenza del proprio contesto culturale.
Su questo si vedano i molti blog (fra tutti sto pensando
a www.liberinversi.splinder.com ) letterari nei quali
si trovano autori e lettori, semplici curiosi, tutti alla ricerca
di un vero e sincero sentire poetico.
Non ultimo va ricordato l’effetto che Internet ha avuto
sulla potenziale cultura personale degli autori (questo
ben precisando che un autore deve essere innanzitutto
un ottimo lettore). Se prima leggere delle poesie implicava
l’acquisto di un libro in libreria oppure una ricerca tra
gli scaffali della biblioteca, oggi Internet fornisce un archivio
immenso di versi d’ogni genere e d’ogni era, spesso
con ottimi motori di ricerca per quanti volessero cercare
ad esempio delle poesie d’amore non sapendo però
su quali autori cimentarsi. Trovando così nuove letture
che altrimenti avrebbe avuto molta difficoltà a reperire
(fra gli altri l’esempio della poetessa Claudia Ruggeri,
riscoperta a dieci anni dal suicidio proprio all’interno della
rete). Questa cultura potenziale non è solo in riferimento
ai testi, ma in primis in riferimento alla critica dei testi.
Spesso si trovano navigabili tesi di laurea, note critiche,
apparati che permettono al lettore di addentrarsi nei versi
ottenendo così un vero e proprio studio della poesia, e
non una semplice lettura.
Detto questo direi che l’affermazione: la tecnologia stimola
il pensiero, è sostanzialmente errata e corretta. La
tecnologia amplifica e Internet si dimostra fondamentalmente
un amplificatore e un acceleratore delle possibilità
umane. L’affermazione è errata nel momento in cui l’amplificazione
si concentra nell’attività scrittoria fine a sé
stessa. L’affermazione è altresì corretta nel momento in
cui l’amplificazione si concentra nell’attività di studio.
Perché il pensiero, e questo credo nessuno dovrebbe dimenticarlo
mai, è sostanzialmente studio.
Angelo Simone, direttore Creativo
di BaldassarreCarpiVitelli e scrittore
La tecnologia forse non stimola il pensiero, ma scrittura
certamente. In Italia oggi tutti scrivono: sms, e-mail,
blog, forum. Nel web tutto è scrittura. A volte senza pensiero,
ma questo è forse un altro discorso. La scrittura di
getto non è mai esistita. Scrivere è riscrivere. Tanto più
se si tratta del web in cui i contenuti sono rintracciabili
per mesi e anni. Occorre attenzione e ricordarsi che la
fretta passa, la brutta scrittura resta. Ci sono degli aspetti
della vita in ufficio che, nella loro trita ripetitività, acquistano
una certa "poesia". Questa si intitola "Il
Progress" ed è dedicata a tutte le responsabili, spesso
bistrattate. Figure che dedicano al progress dell'agenzia
di pubblicità tutto il loro tempo. Il Progress, nato tardi il lunedì
diventa superato il martedì, ma è bello conservare questi fogli,
l’elenco dei lavori che ti togli. Il Progress è una lista dell’attesa
clienti la cui luce è sempre accesa e altri che non chiamano da tanto
prodotti che, notiamo con rimpianto, da tempo non comunicano più
e annaspano nel Progress su e giù. Lo butti con un po’ di nostalgia
e un’altra settimana vola via.
Rosanna Orlando, direttore creativo
di Profero Italia e scrittrice
Ricordo che quando ero una ragazzina si dibatteva molto
la questione del rapporto tra scienza e letteratura. Non
mi ricordo più chi aveva scritto un saggio sull'argomento
con un titolo affascinante e provocatorio: Come può un
poeta ignorare il secondo principio della termodinamica?
Implicito in questa domanda era il principio per cui l'evoluzione
del sapere, anche in senso scientifico, modifica la
nostra percezione del mondo. Non solo degli addetti ai
lavori ma anche, sia pure in modo più sottile e indiretto,
di tutti gli altri che non sanno di scienza ma che si trovano
comunque a vivere in una realtà, in una cultura e in
una società in evoluzione. A maggior ragione, lo stesso
tipo di domanda può essere posta oggi a proposito della
tecnologia: l'evoluzione della tecnologia sta cambiando
la nostra vita. Anzi, si può persino supporre che
la tecnologia si stia evolvendo perché l'uomo è
cambiato. Insomma, come per l'uovo e la gallina, non
si può dire quale sia la causa e quale l'effetto. Si può
solo dire, ad esempio, che l'uomo dell'era del web 2.0
(il web di seconda generazione) non è più lo stesso
di prima. In un seminario che ho tenuto recentemente
all'Art Directors Club sulla comunicazione digitale,
ho parlato scherzosamente di Homo 2.0 come di una
nuova specie umana. Ora come può la poesia, che parla
principalmente dell'uomo e all'uomo, ignorare che cosa sta
accadendo al genere umano? E per parafrasare il titolo di
quel saggio, come può un poeta ignorare Facebook,
MySpace e Linkedin? Pensiamo solo all'uso della metafora,
così importante nel linguaggio poetico. Ricordo che un
grande scrittore come Pontiggia raccomandava a noi, giovani
scrittori, di evitare le metafore troppo logore. Espressioni
come "fiore all'occhiello" o "brodo di giuggiole". Oggi,
quanti si mettono ancora il fiore all'occhiello? Non sarebbe
meglio attingere qualcuna delle nostre metafore
magari proprio al serbatoio tecnologico? E perché, nell'era
della banda larga, il pensiero poetico deve andare a 56K?
Misteri della natura umana.
Cosa cambia, a livello di comunicazione, quando un bisogno senza tempo come
lo scrivere viene messo in relazione ad un mezzo nuovo come internet?
La tecnologia stimola il pensiero?
i Creativi rispondono...
Antonella Bandoli, titolare di Matitegiovanotte,
studio di comunicazione e Design
Penso che la scrittura possa subire influenze dal mezzo
che la supporta, sicuramente in termini tecnici (spazio disponibile,
durata e luogo di permanenza, etc.), ma che il
mezzo non limiti la volontà di comunicazione. Semmai il
messaggio si adegua al mezzo, ma non lo impedisce. E
quindi sì, la tecnologia sollecita il pensiero; non avendo,
per sua natura, confini, il pensiero si adatta a qualunque
strumento, pur di trasformarsi in messaggio.
Il bisogno di trasmettere un'informazione
trova spazio in molti luoghi, intorno a un cioccolatino
per esigenze commerciali, accanto ai binari
di una stazione per desiderio di espressione, o
nella toilette di un Autogrill, magari per disperazione.
Prendiamo gli sms. Quelli che scriviamo con l'intenzione
di esprimere vicinanza, affetto, amore, spesso sono
distillati di pura poesia. 160 caratteri non sono un limite. È
vero, forse cioccolatini, binari, toilette e sms non sono letteratura.
Ma questa sarebbe la risposta a un'altra domanda.
In ogni caso mi sembra che, dalla comparsa della rete,
si stia assistendo ad una proliferazione di messaggi scritti,
grazie a blog, forum, portali, e-mail e skype. Il bisogno di
comunicare è strettamente correlato all'esperienza che
vogliamo trasmettere, condividere, tramandare. E Internet
certamente favorisce gli scambi potendo toccare velocemente,
e pressoché gratuitamente, un gran numero di
individui. Il bisogno di lasciare traccia della propria esperienza
non era diversa addirittura in epoche di totale analfabetismo,
come testimoniano le incisioni rupestri di molti
millenni prima di Internet. Henry Miller diceva: "Un bambino
non ha bisogno di scrivere. Egli è innocente". Un'affermazione
che ricorda il potere terapeutico della scrittura
che, in effetti, può sedare dolori e disagi derivati da somme
di esperienze che solo un adulto ha il tempo di vivere.
L'unico limite posto da Internet penso sia quello della reperibilità
delle informazioni. Lo stesso limite che avevano
le biblioteche all'epoca della loro comparsa. Servono quindi
altre parole per promuovere un "luogo" nella rete e forse
mezzi diversi per far confluire proprio lì e non altrove i
destinatari del mio racconto, che esige l'attenzione dell'altro
per riempirsi di significato.
Valentina Maran, copywriter presso
la Leagas Delaney Italia e scrittrice
L’urgenza della scrittura resta sempre tale. Chi ha la necessità
di scrivere lo fa ovunque e comunque. Carta e
penna sono state soppiantate dalla comodità di veder
subito stilato in bella copia un pensiero. Ma direi che il
bisogno di scrivere resta sempre lo stesso, almeno in
termini assoluti. Le nuove tecnologie in genere hanno
certamente cambiato e velocizzatola percezione della
realtà. E’ cambiato il rapporto con la colpa e la vergogna:
quello che prima veniva desiderato, raccontato oralmente,
quello che prima aveva bisogno di complici nell’esecuzione,
oggi non ha più filtri. Faccio un esempio semplice:
le macchinette digitali. Una volta per avere un ritratto
nudo si doveva trovare il coraggio di portare la pellicola
da un fotografo per farla sviluppare, c’erano tempi d’attesa.
C’era la possibilità di ripensarci. Oggi la velocità
non ammette più ripensamenti: fotografi la tua fidanzata
nuda e hai l’immagine lì. A quel punto non ci sono più
filtri. La velocità ci sta riportando allo stato brado. La facilità
ha anche annullato il senso critico: tutti oggi scrivono.
Tutti hanno la possibilità di pubblicare un libro. Ed è
sbagliato. Direi che le nuove tecnologie hanno ampliato
gli spunti. Ma sta livellando in negativo la qualità di quello
che si legge.
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