Qualcuno sta già storcendo il naso, qualcuno è rimasto fermo con uno sguardo dubbioso. Che c'entra ora Dante con il web? Quasi certamente, nulla. Ma sarebbe davvero fantastico immaginare che farebbe oggi il Sommo Poeta, accorgendosi, con immancabile stupore, che la poesia, quella fatta di inchiostro e penna, ha perso il suo pubblico e la sua carta, disperdendo in vetrine digitali i versi in rima. In tanta vastità, lo immagino subito organizzare i blog in gironi e dividere il mondo immateriale ed etereo della rete in nove cieli: la necessità di individuare mappe utili per classificare e distinguere ciò che ci si offre, è un bisogno senza tempo. Internet ha trasportato infatti gran parte della materia poetica all'interno di siti e blog, salvandola da un mercato che stava già cantando il suo requiem aeternam. Si è venuta così a creare una nuova e vasta comunità, fatta di persone che amano, scrivono e seguono la poesia. Sia chiaro, nelle librerie è ancora possibile comprare libri in versi, Dante lo sa bene; ma quello che è sempre più difficile scovare, sono gli autori contemporanei e sconosciuti ai più. L'editoria ha smesso di investire nella categoria tanto da voler farci credere in un'estinzione prematura dei poeti. Ma questi poeti estinti, snobbati dal mercato tradizionale, offrono ora i loro versi ad un pubblico potenzialmente molto numeroso. Il cyberspazio poi, oltre a provvedere alla sopravvivenza, garantisce loro la gratuità della pubblicazione. Manna, per i tempi che corrono. Al di là della breve incursione internettiana di Dante, ci è sembrato interessante chiedere a creativi e poeti che scrivono nei blog, cosa pensassero di questo nuovo modo di comunicare la poesia. Tanto più che il 21 marzo è stata la giornata mondiale della poesia.
Nicla Morletti, direttore responsabile di Manuale di Mari - Poesia e letteratura nei mari del web www.manualedimari.it Internet è proprio la parola e la rete è il mezzo più efficace e più potente per la diffusione della poesia e della letteratura. In questi ultimi anni, grazie al web, abbiamo una comunicazione sempre più immediata ed interattiva. come succede nel mondo dei blog. E' straordinario, ad esempio, quello che sta succedendo nel mondo dei blog. In www.niclamorletti.net, ad esempio, moltissimi lettori e blogger vengono a commentare le mie opere e dialogano con me partecipando alla presentazione on line del mio ultimo romanzo "Nelle mani del vento", edito da Laterza. Significativo anche il successo del Blog degli Autori - www.blogdegliautori.it, una comunità in continua crescita di poeti e scrittori, premiata quest'anno al Premio letterario Internazionale il Molinello (www.ilmolinello.it) per la diffusione della letteratura nel web. Da segnalare poi il famosissimo Concorso di Emozioni, ideato dal Blog Manuale di Mari, che comincia proprio nella giornata mondiale della poesia e si svolge interamente sul web, nel corso della stagione letteraria del Portale www.manualedimari.it. Marina Pizzi, scrive per tre blog di poesia: www.marinapizzisconfortidico.splinder.com www.marinapizzibrindisiecipr.splinder.com www.marinapizzisorpresedelpa.splinder.com Scrivere poesia con il mezzo internet è frustante quanto esaltante. si sta lisi in un mare magnum che non rispetta niente e nessuno se non le regole criptiche dell'informatica. il bel buon libro di poesia è, a tutt'oggi, davvero insostituibile. scrivo per tre blog personali di sola poesia e partecipo ad altri collettivi o singoli. ma la sensazione di strazio dell'effimero non si attenua. in Italia l'editoria di poesia è pressoché inesistente e, per di più, in fortezze inespugnabili. i grandi editori non rispondono, i piccoli (seri) sono quasi sempre in un mare di guai economici e di visibilità. internet diventa così un succedaneo potentissimo e impotente insieme. una libellula-macigno Robert, direttore responsabile blog Manuale di Mari Più che stimolare il pensiero, la tecnologia offre al nobile bisogno-piacere della scrittura un ambiente formidabile per esprimersi. Come un immenso libro bianco pronto ad accogliere le parole di moltissimi poeti e scrittori e visibile in poco tempo da milioni di visitatori. Ho creato alcuni anni fa il mio Blog (http://www.manualedimari.it/blog ) e mi sono chiesto spesso quanti lettori avrei potuto avere pubblicando le mie poesie e i miei racconti in un libro di carta. La risposta è: molti lettori di meno di quelli che ho avuto nel corso di questi anni attraverso il mio Blog. Dal 2000 ad oggi ho ricevuto più di mezzo milione di visitatori e ho superato di gran lunga il milione di pagine visitate. Certo non sono tutti lettori, ma moltissimi naviganti sono diventati lettori assidui e se dovessi decidere di pubblicare un libro ora sicuramente riuscirei a vendere molte copie in più. Il web è un grande propulsore per la letteratura, una immensa arena in cui l'opera di tanti autori può esprimersi e maturare per approdare poi anche alla carta stampata, attraverso l'editoria tradizionale.
Alessandro Canzian, redattore della rivista culturale di cultura generale whipart.it e recensore per la rivista letteraria progettobabele.it Pur cercando di rimanere sintetici credo che una qualunque risposta non possa prescindere dalla domanda: Cos’è la poesia? Ai nostri fini possiamo dire che la poesia è un mezzo comunicativo. Che non è solo un mezzo espressivo ma un vero e proprio ponte tra gli uomini, tra le loro intelligenze e i loro sentimenti. In questa direzione internet ha ampliato pregi e difetti di questa comunicazione aumentando appunto la comunicatività. Mentre nell’avanti internet pubblicare delle poesie era costoso e difficile, nell’era internet tutti possono scrivere, pubblicare, farsi leggere, in un lasso di tempo infinitesimale. Ed è quello che è sostanzialmente successo (si guardi ad esempio www.nntp.it/arti-poesia/ ) . Aumentando esponenzialmente il volume di scritti poetici ed altrettanto esponenzialmente, purtroppo, scadendo in qualità. Perché la poesia, per chiunque sappia cos’è un verso, è necessariamente labor limae, lavoro di giorni e talvolta di anni (ricordiamo fra tutti il Petrarca col suo Canzoniere). Internet invece è lavoro di pochi secondi, in un mare di altri pochi secondi. Una terra di poeti e navigatori che esprimono ma non dicono. A lato di questo va detto che a un livello un po’ più alto, meno mediocre, internet rappresenta un ottimo mezzo di confronto fra veri poeti che così hanno modo, sostanzialmente via e-mail e nei blog dedicati, di migliorarsi, di intrecciare relazioni (non dimentichiamo che le relazioni umane sono il sine qua non della poesia), di scrivere avendo una discreta conoscenza del proprio contesto culturale. Su questo si vedano i molti blog (fra tutti sto pensando a www.liberinversi.splinder.com ) letterari nei quali si trovano autori e lettori, semplici curiosi, tutti alla ricerca di un vero e sincero sentire poetico. Non ultimo va ricordato l’effetto che Internet ha avuto sulla potenziale cultura personale degli autori (questo ben precisando che un autore deve essere innanzitutto un ottimo lettore). Se prima leggere delle poesie implicava l’acquisto di un libro in libreria oppure una ricerca tra gli scaffali della biblioteca, oggi Internet fornisce un archivio immenso di versi d’ogni genere e d’ogni era, spesso con ottimi motori di ricerca per quanti volessero cercare ad esempio delle poesie d’amore non sapendo però su quali autori cimentarsi. Trovando così nuove letture che altrimenti avrebbe avuto molta difficoltà a reperire (fra gli altri l’esempio della poetessa Claudia Ruggeri, riscoperta a dieci anni dal suicidio proprio all’interno della rete). Questa cultura potenziale non è solo in riferimento ai testi, ma in primis in riferimento alla critica dei testi. Spesso si trovano navigabili tesi di laurea, note critiche, apparati che permettono al lettore di addentrarsi nei versi ottenendo così un vero e proprio studio della poesia, e non una semplice lettura. Detto questo direi che l’affermazione: la tecnologia stimola il pensiero, è sostanzialmente errata e corretta. La tecnologia amplifica e Internet si dimostra fondamentalmente un amplificatore e un acceleratore delle possibilità umane. L’affermazione è errata nel momento in cui l’amplificazione si concentra nell’attività scrittoria fine a sé stessa. L’affermazione è altresì corretta nel momento in cui l’amplificazione si concentra nell’attività di studio. Perché il pensiero, e questo credo nessuno dovrebbe dimenticarlo mai, è sostanzialmente studio.
Angelo Simone, direttore Creativo di BaldassarreCarpiVitelli e scrittore La tecnologia forse non stimola il pensiero, ma scrittura certamente. In Italia oggi tutti scrivono: sms, e-mail, blog, forum. Nel web tutto è scrittura. A volte senza pensiero, ma questo è forse un altro discorso. La scrittura di getto non è mai esistita. Scrivere è riscrivere. Tanto più se si tratta del web in cui i contenuti sono rintracciabili per mesi e anni. Occorre attenzione e ricordarsi che la fretta passa, la brutta scrittura resta. Ci sono degli aspetti della vita in ufficio che, nella loro trita ripetitività, acquistano una certa "poesia". Questa si intitola "Il Progress" ed è dedicata a tutte le responsabili, spesso bistrattate. Figure che dedicano al progress dell'agenzia di pubblicità tutto il loro tempo. Il Progress, nato tardi il lunedì diventa superato il martedì, ma è bello conservare questi fogli, l’elenco dei lavori che ti togli. Il Progress è una lista dell’attesa clienti la cui luce è sempre accesa e altri che non chiamano da tanto prodotti che, notiamo con rimpianto, da tempo non comunicano più e annaspano nel Progress su e giù. Lo butti con un po’ di nostalgia e un’altra settimana vola via.
Rosanna Orlando, direttore creativo di Profero Italia e scrittrice Ricordo che quando ero una ragazzina si dibatteva molto la questione del rapporto tra scienza e letteratura. Non mi ricordo più chi aveva scritto un saggio sull'argomento con un titolo affascinante e provocatorio: Come può un poeta ignorare il secondo principio della termodinamica? Implicito in questa domanda era il principio per cui l'evoluzione del sapere, anche in senso scientifico, modifica la nostra percezione del mondo. Non solo degli addetti ai lavori ma anche, sia pure in modo più sottile e indiretto, di tutti gli altri che non sanno di scienza ma che si trovano comunque a vivere in una realtà, in una cultura e in una società in evoluzione. A maggior ragione, lo stesso tipo di domanda può essere posta oggi a proposito della tecnologia: l'evoluzione della tecnologia sta cambiando la nostra vita. Anzi, si può persino supporre che la tecnologia si stia evolvendo perché l'uomo è cambiato. Insomma, come per l'uovo e la gallina, non si può dire quale sia la causa e quale l'effetto. Si può solo dire, ad esempio, che l'uomo dell'era del web 2.0 (il web di seconda generazione) non è più lo stesso di prima. In un seminario che ho tenuto recentemente all'Art Directors Club sulla comunicazione digitale, ho parlato scherzosamente di Homo 2.0 come di una nuova specie umana. Ora come può la poesia, che parla principalmente dell'uomo e all'uomo, ignorare che cosa sta accadendo al genere umano? E per parafrasare il titolo di quel saggio, come può un poeta ignorare Facebook, MySpace e Linkedin? Pensiamo solo all'uso della metafora, così importante nel linguaggio poetico. Ricordo che un grande scrittore come Pontiggia raccomandava a noi, giovani scrittori, di evitare le metafore troppo logore. Espressioni come "fiore all'occhiello" o "brodo di giuggiole". Oggi, quanti si mettono ancora il fiore all'occhiello? Non sarebbe meglio attingere qualcuna delle nostre metafore magari proprio al serbatoio tecnologico? E perché, nell'era della banda larga, il pensiero poetico deve andare a 56K? Misteri della natura umana. Cosa cambia, a livello di comunicazione, quando un bisogno senza tempo come lo scrivere viene messo in relazione ad un mezzo nuovo come internet? La tecnologia stimola il pensiero? i Creativi rispondono...
Antonella Bandoli, titolare di Matitegiovanotte, studio di comunicazione e Design Penso che la scrittura possa subire influenze dal mezzo che la supporta, sicuramente in termini tecnici (spazio disponibile, durata e luogo di permanenza, etc.), ma che il mezzo non limiti la volontà di comunicazione. Semmai il messaggio si adegua al mezzo, ma non lo impedisce. E quindi sì, la tecnologia sollecita il pensiero; non avendo, per sua natura, confini, il pensiero si adatta a qualunque strumento, pur di trasformarsi in messaggio. Il bisogno di trasmettere un'informazione trova spazio in molti luoghi, intorno a un cioccolatino per esigenze commerciali, accanto ai binari di una stazione per desiderio di espressione, o nella toilette di un Autogrill, magari per disperazione. Prendiamo gli sms. Quelli che scriviamo con l'intenzione di esprimere vicinanza, affetto, amore, spesso sono distillati di pura poesia. 160 caratteri non sono un limite. È vero, forse cioccolatini, binari, toilette e sms non sono letteratura. Ma questa sarebbe la risposta a un'altra domanda. In ogni caso mi sembra che, dalla comparsa della rete, si stia assistendo ad una proliferazione di messaggi scritti, grazie a blog, forum, portali, e-mail e skype. Il bisogno di comunicare è strettamente correlato all'esperienza che vogliamo trasmettere, condividere, tramandare. E Internet certamente favorisce gli scambi potendo toccare velocemente, e pressoché gratuitamente, un gran numero di individui. Il bisogno di lasciare traccia della propria esperienza non era diversa addirittura in epoche di totale analfabetismo, come testimoniano le incisioni rupestri di molti millenni prima di Internet. Henry Miller diceva: "Un bambino non ha bisogno di scrivere. Egli è innocente". Un'affermazione che ricorda il potere terapeutico della scrittura che, in effetti, può sedare dolori e disagi derivati da somme di esperienze che solo un adulto ha il tempo di vivere. L'unico limite posto da Internet penso sia quello della reperibilità delle informazioni. Lo stesso limite che avevano le biblioteche all'epoca della loro comparsa. Servono quindi altre parole per promuovere un "luogo" nella rete e forse mezzi diversi per far confluire proprio lì e non altrove i destinatari del mio racconto, che esige l'attenzione dell'altro per riempirsi di significato.
Valentina Maran, copywriter presso la Leagas Delaney Italia e scrittrice L’urgenza della scrittura resta sempre tale. Chi ha la necessità di scrivere lo fa ovunque e comunque. Carta e penna sono state soppiantate dalla comodità di veder subito stilato in bella copia un pensiero. Ma direi che il bisogno di scrivere resta sempre lo stesso, almeno in termini assoluti. Le nuove tecnologie in genere hanno certamente cambiato e velocizzatola percezione della realtà. E’ cambiato il rapporto con la colpa e la vergogna: quello che prima veniva desiderato, raccontato oralmente, quello che prima aveva bisogno di complici nell’esecuzione, oggi non ha più filtri. Faccio un esempio semplice: le macchinette digitali. Una volta per avere un ritratto nudo si doveva trovare il coraggio di portare la pellicola da un fotografo per farla sviluppare, c’erano tempi d’attesa. C’era la possibilità di ripensarci. Oggi la velocità non ammette più ripensamenti: fotografi la tua fidanzata nuda e hai l’immagine lì. A quel punto non ci sono più filtri. La velocità ci sta riportando allo stato brado. La facilità ha anche annullato il senso critico: tutti oggi scrivono. Tutti hanno la possibilità di pubblicare un libro. Ed è sbagliato. Direi che le nuove tecnologie hanno ampliato gli spunti. Ma sta livellando in negativo la qualità di quello che si legge.
... ricordi tutti e cinque i nomi delle spice girls, costumi orrendi compresi ... giocavi al nintendo 64 ... eri un'appassionata di beverly hills 90210 ... ascoltavi la musica alla radio, massimo col mangianastri! ... compravi il calippo fizz alla cocacola e il luke ... collezionavi ciucciotti colorati e di plastica ... ancora ti stai chiedendo che fine abbia fatto carmen san diego (questa per Lorenzo) ... conosci il significato di 'togli la cera, metti la cera' ... i power rangers erano il telefilm più bello del mondo ... e subito dopo venivano otto sotto un tetto e willy il principe di belair ... giocavi con l'hula hop ... i pattini avevano ancora quattro ruote NON in fila ... guardavi i miei mini pony, alvin superstar e le tartarughe ninja .... barbie era ancora sposata con ken ... non esisteva mercoledì senza una copia del topolino (o minnie&co o il giornalino di barbie) ... giocavi a twister (ed eri ingenuo abbastanza da non pensare a strane mosse) ... compravi Cioè oppure Pop's e andavi orgogliosamente in giro con tutte le cianfrusaglie che vi erano allegate ... hai visto Titanic almeno tre volte, di cui due al cinema e di fila ... usavi gli orecchini stick di gomma ... amavi blossom e bayside school ... ricordi chi sono i Five e il loro trashissimo video con la sagoma di cartone ... non esistevano internet e gli sms e ci si chiamava ancora a casa per mettersi d'accordo per le uscite ... mangiavi la girella per merenda ... collezionavi i paciocchini! ... gli insegnanti ti facevano leggere i ragazzi della via pal, piccole donne e l'isola del tesoro ... hai rivisto mille volte la sirenetta, la bella e la bestia e aladdin ... giocavi coi lego e crystal ball! ... ti stai ancora chiedendo come facesse puffetta a soddisfare le voglie di tutti i puffi! ... non ti perdevi la solita replica natalizia di 'mamma ho perso l'aereo' ... hai ancora la tua collezione di schede telefoniche
Lo scopo di questo testo é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati negli anni '80 (anno più, anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '90, con la mascotte Ciao.
Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti.
Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo mangia frutta, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2... Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo riso con Spank, pianto con Candy-Candy, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga.
Ci ricordano sempre dei fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.).
Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero.
Siamo la generazione di Bim Bum Bam e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto.. Siamo la generazione di Crystal Ball ('con Crystal Ball ci puoi giocare...'), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore. La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni. L'ultima generazione degli spinelli.
Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!! Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Non avevamo 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet;
ce la spassavamo giocando al gioco della bottiglia o a quello dell a verità.
Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. Tu sei uno di nostri? Congratulazioni!
1. Per sbaglio inserisci la password nel microonde. 2. Sono anni che non giochi a solitario con carte vere. 3. Hai una lista di 15 numeri di telefono per contattare i tuoi 5 familiari. 4. Mandi e-mail alla persona che lavora al tavolo accanto al tuo. 5. Il motivo per cui non ti tieni in contatto con i tuoi amici e familiari è che non hanno indirizzi e-mail. 6. Rimani in macchina e col cellulare chiami a casa per vedere se c'e' qualcuno che ti aiuta a portare dentro la spesa... 7. Ogni spot in tv ha un sito web scritto in un angolo dello schermo. 8. Uscire di casa senza cellulare, cosa che hai tranquillamente fatto per i primi 20, 30 (o 60) anni della tua vita, ora ti crea il panico ti fa tornare indietro per prenderlo. 10. Ti alzi al mattino e ti metti al computer ancora prima di prendere il caffè. 11. Cominci ad arrovellarti il cervello alla ricerca di modi per sorridere. : ) :o) :> :-> :D 12. Mentre leggi tutto questo ridi e fai Sì con la testa. 13. Sei troppo occupato per accorgerti che su questa lista manca il punto 9. 14. E ora . sei tornato indietro per vedere se davvero manca il punto 9... .... E ORA STAI RIDENDO DA SOLO.... Vai .manda questo messaggio a chi sai già...! Che dire... ci siamo proprio dentro tutti!!!
Noi che la penitenza era 'dire fare baciare,lettera testamento'. Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco DellaVittoria e Viale Dei 'Giardini'. Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva. Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo. Noi che il Ciao si accendeva pedalando. Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa. Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella. Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' e conoscevamo tutti i personaggi a memoria. Noi che giocavamo a Forza 4. Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città . e la città con la D era sempre Domodossola. Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'. Noi che ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda color.' Noi che giocavamo a 'Merda' con le carte. Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic. Noi che avevamo i cartoni animati belli!! Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake,Mazinga,Daitan3,Gundam,Astro-Robot e Daltanious. Noi che 'Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe piu forte di Holly E Mark Lenders... Noi che guardavamo 'La Casa Nella Prateria' anche se metteva tristezza. Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino o un francese, un tedesco e un italiano. Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia. Noi che si andava in cabina a telefonare. Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto. Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero. Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo. Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e Più era rosso più eri figo. Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti. Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta. Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli. Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2. Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google. Noi che il 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina. Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio. Noi che se andavi in strada non era così pericoloso. Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM. Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days. Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi', mica Halloween. Noi che a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo. Noi che all'oratorio le caramelle costavano 50 lire Noi che si suonava la pianola Bontempi Noi che la Ferrari era Alboreto, la Mc Laren Prost, la Williams Mansell,la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini e la Tyrrel a 6 ruote!!!!! Noi che la merenda era la girella e il Billy all'arancia Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri bianchi..e la sigla della provincia in arancione!! Noi che guardavamo allucinati il futuro nel Drive In con i paninari Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars Noi che abbiamo passato belle serate in bagno dopo Colpo Grosso (per gli ometti!!!) Noi che giocavamo col Super Tele Noi che il tango costava ancora 5 mila lire e.. 'stai sicuro che questo non vola.. Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire e c'erano le Nike Legend e le Clarck azzurre. Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu/verde con l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino. Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty o il Cobra truccato ed eri un figo da paura!!! NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDIAMO NOI CHE SIAMO STATI QUESTE COSE E GLI ALTRI NON SANNO COSA SI SONO PERSI!!! QUESTA E' LA NOSTRA STORIA
L'argomento principale è la Pubblicità con tutte le sue sfaccettature,tutti i tipi da quella sui quotidiani a quella in tv ad internet, compresi anche i cartelli pubblicitari per la strada o sugli autobus, campagne pubblicitarie della politica, cercando di capire meglio quali sono i meccanismi e le strategie dietro la Macchina Promozionale. Sarà un ambiente di analisi e critica approfondita delle pubblicità, per comprendere meglio il vero messaggio dietro le immagini, i suoni, analizzando i modi di realizzazione e i punti fondamentali e psicologici che sono dietro i messaggi pubblicitari.
BlogLab è una iniziativa promossa da docenti appartenenti a diverse Facoltà Universitarie, è un laboratorio ideato dalla sinergia tra blogger e docenti universitari (anch'essi blogger per passione) che si propone di sviluppare un percorso di formazione rivolto agli studenti che prenderanno parte al progetto. Un percorso di formazione che vedrà in cattedra gli stessi blogger, che racconteranno la propria esperienza ed assisteranno gli studenti nel percorso di ideazione, realizzazione e gestione di un blog.